2) Diderot. Il mito del "buon selvaggio".

Diderot ci presenta in questa lettura uno dei grandi miti
dell'illuminismo, quello dell'"uomo secondo natura" o del "buon
selvaggio". Egli descrive la societ tahitiana, nella quale non
esiste alcun tipo di propriet, tutto  in comune e le parole
"mio" e "tuo" sono sconosciute. L'europeo che arriva a Tahiti 
sentito come un corruttore e una minaccia. Diderot prosegue
sottolineando il rimpianto per una felicit perduta con il
passaggio dall'uomo naturale all'uomo artificiale (su questo
argomento confronta l' Introduzione a Rousseau).
D. Diderot, Supplemento al viaggio di Bougainville (pagina 287).

[Dal discorso del vegliardo di Tahiti] _ noi siamo innocenti, noi
siamo felici; e tu non puoi che nuocere alla nostra felicit. Noi
seguiamo il puro istinto della natura; e tu hai cercato di
cancellarne il carattere dalle nostre anime. Qui tutto appartiene
ad ognuno; e tu ci hai insegnato non so quale distinzione tra il
tuo e il mio. Le nostre figlie e le nostre donne sono comuni; tu
hai condiviso con noi questo privilegio, e hai acceso in esse dei
furori sconosciuti. Esse sono diventate folli nelle tue braccia, e
tu sei diventato feroce tra le loro. Esse hanno cominciato ad
odiarsi; voi vi siete battuti per esse, e ci sono ritornate
macchiate del vostro sangue. Noi siamo liberi; ed ecco che tu hai
sotterrato nella nostra terra il simbolo della nostra schiavit
futura_ Noi abbiamo rispettato in te la nostra immagine. Lasciaci
i nostri costumi; essi sono pi saggi e pi onesti dei tuoi: non
vogliamo scambiare ci che tu definisci la nostra ignoranza con i
tuoi lumi inutili. Noi possediamo tutto ci che ci  necessario,
tutto ci che  bene per noi. Siamo forse degni di disprezzo per
non aver saputo crearci dei bisogni superflui? Quando abbiamo
fame, noi abbiamo di che sfamarci; quando abbiamo freddo, noi
abbiamo di che vestirci. Tu sei entrato nelle nostre capanne: che
cosa vi manca, secondo te? Ricerca fin dove vuoi quelle che tu
chiami comodit della vita; ma consenti a esseri forniti di buon
senso di arrestarsi quando essi potranno ottenere soltanto, dalla
continuazione dei loro sforzi penosi, dei beni immaginari [_].
Quanto sarebbe breve il codice delle nazioni, se si conformasse
rigorosamente al codice della natura!
E quanti vizi ed errori sarebbero risparmiati agli uomini!_.
Esisteva un tempo un uomo naturale; all'interno di quest'uomo si 
introdotto un uomo artificiale, e nella caverna si  accesa una
guerra continua che dura per tutta la vita. Talvolta l'uomo
naturale  pi forte, talvolta  invece sconfitto dall'uomo morale
e artificiale_.
Ma allora, si deve civilizzare l'uomo, oppure abbandonarlo al suo
istinto? _ Se si deve rispondere francamente, dir che dovete
civilizzarlo, se avete intenzione di diventarne il tiranno:
avvelenatelo quanto pi potete di una morale contraria alla
natura; frapponetegli ostacoli di ogni specie; impedite i suoi
movimenti in mille modi; ispirategli dei fantasmi che lo
spaventino; perpetuate la guerra nella caverna, di modo che l'uomo
naturale sia sempre incatenato ai piedi dell'uomo artificiale. Se
invece lo volete felice e libero, non intervenite nelle sue
faccende: gi troppi incidenti imprevisti lo condurranno alla luce
e alla disperazione; e restate pur sempre convinti che non  a
vostro profitto, ma per proprio vantaggio, che alcuni saggi
legislatori vi hanno costruiti e conformati cos come siete.
Richiamiamoci a tutte le istituzioni politiche, civili e
religiose: esaminatele profondamente _ e, se non mi inganno, vi
vedrete la specie umana piegata di secolo in secolo sotto il giogo
che un ristretto numero di imbroglioni si proponeva di imporle.
Diffidate di colui che vuol mettere ordine_.
Gli illuministi francesi, a cura di Pietro Rossi, Loescher,
Torino, 1987, pagine 200-202.
